IL VIAGGIO DI GILDA...
IN FUGA DALLA GUERRA.
Forse, per chi certe cose non le ha vissute, non è facile capire
cosa si provi a vivere esperienze ed emozioni che lasciano una cicatrice
profonda dentro. Ma naturalmente non è facile neanche per chi le vive
o per
chi cerca di
dimenticarle oppure ancora per chi si sente un nodo tremendo alla gola e le
lacrime che scendono, non potendone fare a meno. La cosa più difficile tra tutte,
però, è cercare di descrivere il dolore di quel segno che è dentro di te e ad
andarsene non ci vuole pensare, e fa male male male. Per orgoglio, non volevo
scrivere. Non so se fosse veramente per orgoglio, dolore, angoscia, paura o
vergogna, però so che ora scrivo con fatica e tanta confusione. Scrivere di
quando, un bel giorno, stai, senza che neanche tu te ne accorga, scappando dalla
tua terra, però sei troppo piccola e questa ti sembra una gita, è veramente
doloroso cercare di rispolverare vecchie e gelate emozioni.
Per chi mi ama, per chi mi vuole almeno un minimo di bene o per chi crede di
conoscermi, ora scrivo e racconto l'incubo e il segreto che fino a dieci minuti
fa mi sembrava che mi avrebbe accompagnata fino alla morte.
Voglio scrivere le mie paure, le mie gioie, le mie sicurezze ed insicurezze,
voglio scrivere di quando mi fingevo curiosa e coraggiosa, ma invece avevo tanta
tanta paura.
La notte prima di varcare "per l'ultima volta" la soglia, tanto amata, di casa
mia, i miei parlavano e confermavano per poi disdire, ricominciare e decidere
quello che il mattino dopo sarebbe finalmente accaduto.
Quelli che prima ho chiamato "i miei" non erano la mamma e il papà, ma solo mia
zia e la mamma, mio papà non c'era, credo fosse andato via da un annetto ormai.
Se non erro, era andato nella Terra chiamata dai miei TERRA DELLE GRANDI
OPPORTUNITA': sto parlando dell' ITALIA, di quell'Italia che tanto amavo e che
adesso, forse ancora più di prima, amo.
Non ero mai andata così lontana, intendo che non avevo mai visitato nessun posto
all'infuori dell'Albania, non ho mai abbandonato la mia mucca, l'asinello,
l'anatra nello stagno, la paperella e il cigno raro, insomma tutto quanto, tutto
ciò che mi guariva quando stavo male, come il profumo di natura fresca, che mi
accompagnava ogni giorno.
Ora non sento più le voci impazzite e bizzarre dei miei amici, non sento più
quell'accento che tanto amo, non sento più nulla!...E' come essere sordi, proprio
mentre qualcuno cerca di dirti qualcosa di molto importante.
Non sapevo ancora cosa mi aspettasse, ero così piccola e ingenua e purtroppo non
capivo che non stavo andando in un nuovo negozio con la mamma per comprare
una bambolina nuova.
Avevamo una strada non molto lunga da percorrere, perché non c'era una grande distanza da noi
al mare; quel mare che solo io so che odore abbia...
Ora cominciano a tornarmi in mente sfocati momenti, tutti confusi tra loro.
Credo che una volta che siamo arrivati (non mi ricordo con chi ero, so solo che
al mio fianco c'era mia mamma) c'era tanta confusione e non capivo molto; troppo
rumore, troppa curiosità, troppe grida e troppi sguardi.
L'incubo comincia solo ora!!!
Credo che, dopo tutto quel trambusto, abbiamo incontrato tantissime persone che
forse conoscevo e poi altre che non avevo mai visto e che mai più di sicuro rivedrò
e me lo auguro, perché rivederle per me sarebbe come per una persona che rivede il pugnale che l'ha
trafitta, paralizzandola.
Il buio cominciava a portar via con sè tutto ciò che il sole riusciva a farmi
vedere.
Tutto ciò che successe in un tratto di tempo non me lo ricordo, so solo che non
erano cose molto carine.
Poi, chissà come, sono finita su di un gommone, che cominciò a muoversi con a
bordo la Gioi (mia sorella) appena nata, la zia e tante e tante altre persone.
Passarono ore e io cominciai ad incuriosirmi, parlavo con la mamma senza
fiatare, solo guardandola, e lei ricambiava con il suo sguardo, che mi faceva passare
tutto, come quella medicina magica che fa passare ogni male e allora soltanto
per un
minuto cominciai a giocare: misi la mano fuori dal gommone e toccai l'acqua
che era illuminata dalle luci che stavamo abbandonando e che diventavano sempre
più piccole.
Poi, non mi ricordo cos'è successo, credo che dopo abbiamo cominciato a
camminare, e poi ancora ricordo di aver visto tanta melma e, non so come, finii
sulle spalle di un signore che forse decise di aiutarmi, forse perché la melma
era troppo alta persino per me.
Poi passai la notte nel bosco, in un sacco a pelo; non ricordo con precisione
cosa mangiai, so solo che mangiai e che la mamma mi teneva stretta al suo petto,
mentre cercava di "rubarmi" e di portarmi nel mondo dei sogni,
solo che questo era un modo un po' meno tranquillo.
Poi ricordo che conobbi un ragazzo che mi si presentò dicendomi:-Ti ricordi
di me?-, e io con un filo di voce, cercando di sorridergli, risposi:-
Sì...sì...mi ricordo...-, poi lui ancora mi disse:-Bugiarda, non è
vero!-
... comunque
me lo ricordavo veramente, lo giuro, solo che non volevo insistere, perché mi
sembrava inutile, non era proprio il caso.
Il resto non lo ricordo, ma ricordo che tutto ciò che ho provato mi ha
provocato tanto dolore e sofferenza.
(Vi assicuro che cominciare a sognare e continuare a farlo è la cosa più bella che esista al mondo e l'idea di partire e andare via lontano
e
lontano era il mio piccolo e confuso sogno, che in qualche modo si è
letteralmente frantumato in mille pezzi e vi giuro che è una cosa
dolorosissima).
...
Arrivai in Italia. Dopo poco tempo cominciai a frequentare l'asilo e, da lì,
cominciò la mia nuova vita in questo paese.
Passato un anno e finito l'asilo, per il quale nutrivo, e non so perché, un odio
particolare, cominciai le elementari, e da lì cominciarono i miei primi
contrasti con la gente, che di smettere di farmi del male, purtroppo, non ne
voleva sapere.
Io piangevo tanto, perché i miei nuovi compagni mi prendevano in giro, e fu
così per ben sei anni, fino alla quinta elementare.
Ciò che ho passato io in questi lunghissimi e dolorosissimi
anni non lo auguro neanche al mio peggior nemico, perché è sicuramente una
tra le cose peggiori della vita, ho sofferto enormemente.
Quando finalmente la gente lo ha capito, non è stato troppo tardi, però il danno ormai
era fatto, comunque meglio tardi che mai!
Gilda