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a cura di Marco Saporoso
La ricerca della felicità è un film girato da Gabriele Muccino, un regista classe '67 che si è trovato in trasferta a Los Angeles per un premio importante ed ha visto Will Smith e gli ha proposto di partecipare come attore principale del suo film "The Pursuit of Happy", La Ricerca della Felicità.
Chris
Gardner è un brillante venditore senza fortuna nella San Francisco degli anni
'80. Padre affettuoso di Christopher, un vivace bambino di cinque anni, e marito
di una scontrosa compagna, Chris fatica a sbarcare il lunario. La moglie,
incapace di reggere la crisi, abbandona marito e figlio per cercare fortuna a
New York.
Rimasto solo, Chris cerca tenacemente e ottiene un posto da stagista
non retribuito presso una società di consulenza finanziaria. Senza stipendio,
sfrattato dall'appartamento e poi dalla stanza di un infimo motel, Chris e il
suo bambino cercheranno di sopravvivere dormendo nei ricoveri per i senza tetto
o nei bagni pubblici della metropolitana. Indossando sempre il suo abito
migliore e l'orgoglio di chi non vuole mollare, Chris troverà una porzione di
felicità.
Gabriele Muccino ricomincia dall'America, lasciando a casa il suo cinema
d'interni, di famiglie borghesi in crisi e di dialoghi urlati, accelerati e
quasi sempre travolti dalla musica. A restare sono invece i sentimenti, calati
questa volta nella realtà americana e rinnovati da quella stessa realtà. Dietro
l'energia della messa in scena e il ritmo del racconto non ci sono corna,
separazioni o crisi adolescenziali, non ci sono nemmeno yuppie meschini che
riscoprono la spontaneità attraverso la fuga. C'è piuttosto un padre che resta e
decide di sognare per sé e suo figlio, realizzando l'ambizione di desiderare un
po' della felicità del titolo.
La sceneggiatura solida procede per accumulo di
disgrazie, sfiancando lo spettatore fino all'happy end "in discesa", che risolve
la vita dei protagonisti e muove alla commozione.
Muccino realizza un film intelligente e finalmente emancipato dal manierismo
sociologico della sua filmografia. Merito da condividere col divo Will Smith,
che doppia il semidivo Accorsi, in una performance straordinariamente drammatica
che riduce e modera la sua maschera comica.
